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Emotional Power - Il Potere delle Emozioni (Prima Parte)

 - Articolo di Massimo Catalucci - 



Sabato 8 e domenica 9 giugno, l’Accademia NLS Formazione, ha proposto il fantastico corso Emotional Power tenuto da uno dei più grandi esperti di Coaching e Formazione a livello internazionale, il Dott. Matt Traverso.


Sono stati due giorni entusiasmanti e di grande formazione e crescita personale. Matt Traverso è particolarmente, coinvolgente e le sue innate conoscenze e competenze, non solo teorico-pratiche legate al profilo professionale che ricopre ma, soprattutto, a quelle trasversali legate all’intelligenza emotiva, fanno di lui una persona empatica e assertiva, capace di relazionarsi facilmente con il prossimo, permettendo a quest’ultimo di prendere coscienza delle sue emozioni fino al punto che, lo stesso e in modo consapevole, capisca come gestirle per migliorare la qualità della sua vita.


Il corso tenuto da Matt, è stato un concentrato di informazioni, basati, principalmente su esempi ed esercizi  pratici che i partecipanti hanno potuto svolgere tra loro per un migliore apprendimento di quanto insegnato in aula.  


Bene!!! Ora, fatto la dovuta introduzione e sintesi di quanto avvenuto nelle due giornate formative, entriamo ora in merito di quello che è stato oggetto centrale del corso condotto da Matt Traverso, ovvero, le emozioni, cercando di capire, in primis cosa sono, come si manifestano e come possiamo gestirle per utilizzarle a nostro vantaggio.


Cosa sono le emozioni?

Una bella e famosissima canzone del grande cantautore, Lucio Battisti, dopo ogni strofa nel suo ritornello recita così: Tu chiamale se vuoi, emozioni…Tu chiamale se vuoi emozioni!!!


Come ad indicare che ogni nostra attività, significativa, ci porta a vivere emozioni. L’emozione è il motore della vita degli esseri umani.


Secondo l’Oxford English Dictionary, l’emozione è ogni agitazione o stato di turbamento della mente, sentimento, passione: ogni stato mentale violento o eccitato.


In termini evolutivi o darwiniani[1], la principale funzione delle emozioni è quella di rendere più efficaci le reazioni della persona in cui è necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non include quindi processi cognitivi ed elaborazione cosciente.


Quindi, le emozioni  rivestono una funzione relazionale (comunicare agli altri le proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche).


Daniel Goleman, autore del libro “Intelligenza Emotiva”, da’ un’ulteriore definizione al termine “emozione”, riferendola ad un sentimento e ai pensieri, alle condizioni psicologiche e biologiche che la contraddistinguono, nonché ad una serie di propensioni ad agire”.


Quest’ultima definizione ci sembra la più esaustiva, anche se, come indicato dallo stesso Goleman, le emozioni che un essere umano può provare sono centinaia e possono essere molto diverse tra loro per effetto di sensibili variazioni, mutazioni e sfumature, per cui è difficile significarne ogni sottile variazione emotiva.


Fare una classificazione delle emozioni primarie è un compito arduo cui molti studiosi si dedicano da tempo. Questi, propongono “famiglie emozionali fondamentali”, anche se non tutti gli addetti ai lavori concordano con tale teoria.


Per avere comunque un riferimento di quegli stati emotivi ed espressivi più comuni a cui sono legati altri stati emotivi che formano le varianti dell’emozione primaria, riportiamo di seguito un elenco[2] stilato da alcuni ricercatori:

  • La Collera: furia, sdegno, risentimento, ira, esasperazione indignazione, irritazione, acrimonia, animosità, fastidio, irritabilità, ostilità e, forse al grado estremo, odio e violenza patologici;
  • La Tristezza: pena, dolore, mancanza di allegria, cupezza, malinconia, autocommiserazione, solitudine, abbattimento, disperazione e, in alcuni casi patologici, grave depressione;
  • La Paura: ansia, timore, nervosismo, preoccupazione, apprensione, cautela, esitazione, tensione, spavento, terrore; come stato patologico, fobia e panico;
  • La Gioia: felicità, godimento, sollievo, contentezza, beatitudine, diletto, divertimento, fierezza, piacere sensuale, esaltazione, estasi, gratificazione, soddisfazione, euforia, capriccio e, al limite estremo, entusiasmo maniacale;
  • L’Amore: accettazione, benevolenza, fiducia, gentilezza, affinità, devozione, adorazione, infatuazione, agape (amore disinteressato, fraterno, smisurato);
  • La Sorpresa: shock, stupore, meraviglia, trasecolamento (sinonimo di meravigliarsi);
  • Il Disgusto: disprezzo, disdegno, aborrimento, avversione, ripugnanza, schifo;
  • La Vergogna: senso di colpa, imbarazzo, rammarico, rimorso, umiliazione, rimpianto, mortificazione,contrizione (pentimento, rammarico, afflizione, per aver commesso azioni riprovevoli.


Come già accennato, l’elenco qui sopra riportato, non risolve tutte le possibile varianti degli stati emotivi cui gli esseri umani sono in grado di produrre.


Inoltre, c’è da evidenziare che, nell'esprimere uno stesso stato emotivo, ad esempio la “tristezza”, due persone non proveranno mai le stesse identiche sensazioni psicofisiche, perché i loro riferimenti interni, in merito alla “tristezza” che manifestano, si baseranno sulla percezione di esperienze di vita diverse, anche laddove, l’esperienza reale che hanno vissuto è stata la stessa. Ciò ne consegue che, anche le risposte comportamentali a tale emozione saranno diverse nelle due persone.


Proviamo a spiegare meglio quanto appena detto.


Due persone potrebbero provare la stessa emozione, ad esempio la “tristezza”,  per uno stesso evento del quale hanno fatto esperienza insieme in prima persona ma, nel momento in cui gli si chiederà di descrivere cosa significa per ognuno di loro l’emozione che hanno provato, pur facendo riferimento alla stessa esperienza, la descrizione che ne daranno sarà sicuramente ricca di sfumature che determineranno la particolarità dei due stati emotivi vissuti, singolarmente, dalle due persone.


Quindi, ogni singolo stato emotivo vissuto da ogni essere umano è strettamente legato al suo modello del mondo interiore, che è frutto altresì della sua esperienza di vita personale, per cui ogni stato emotivo è diverso da un altro. È come dire che tutti gli uomini sono fatti della stessa sostanza, ma, non ce n’è  uno uguale, perfettamente, ad un altro. Così anche gli stati emotivi provati dagli esseri umani sono unici e irripetibili.

 

Pertanto, ecco che qualsiasi classificazione degli infiniti stati emotivi cui le persone vanno soggette, possono solo essere presi come riferimenti, come tracce indicative di quello che è uno stato emotivo specifico manifestato dal singolo individuo e del quale si deve avere dalla persona assistita, una chiara e dettagliata descrizione, spesso simbolica, se si vuole trasformare uno stato negativo e limitante, in qualcosa di  propositivo ed appagante per la persona che manifesta uno specifico disagio emotivo.

 

Uno stato emotivo è anche accompagnato da una espressione facciale caratteristica. Gli studi di Paul Ekman[[4]], evidenziano che le espressioni facciali legate ad alcuni degli stati emotivi riportati nell’elenco su descritto, “non sono determinate dalla cultura di un posto e dalle tradizioni, ma sono universali e uguali per tutti gli uomini e sono, quindi, di origine biologica”.

 

In un lavoro denominato “Progetto Wizards”, condotto insieme al Dott. Maureen O’Sullivan , Ekman individuò le “micro-espressioni facciali” che un essere umano manifesta nel corso di una qualsiasi conversazione e che rivelano se la persona, nella sua comunicazione verbale, è congrua con quello che l’espressione “non verbale” manifesta. Come è ormai risaputo in ambito psicologico, l’inconscio ne sa di più della nostra coscienza ed è in grado di controllare un migliaio di funzioni contemporaneamente.

 

Quindi, laddove una persona dovesse tentare di esprimere verbalmente qualcosa di “falso” (anche senza intenzionalità), nel momento esatto (non prima, né dopo ma, contestualmente) del suo atto comunicativo, il messaggio “non verbale”, quindi i micromovimenti espressivi facciali, possono rivelarci la “verità” del messaggio stesso che si nasconde dietro l’atto comunicativo verbale e “smentire” ciò che la persona verbalmente vorrebbe sostenere.

 

Prendere consapevolezza delle proprie emozioni e della comunicazione non verbale che ne è strettamente collegata, ci permette di accedere a strumenti comunicativi cui possiamo attingere per utilizzarli nella nostra quotidianità, per migliorare la nostra qualità comunicativa che, è bene ricordarlo, deve iniziare con la qualità del nostro dialogo interiore, con quella comunicazione che esercitiamo, spesso inconsciamente, con noi stessi, per poi, estenderla a tutti coloro con i quali interagiamo.

 

E Matt Traverso, la prima cosa che raccomanda ad ogni corsista, è quella di essere onesti con se stessi nell’esecuzione degli esercizi che lo stesso propone nei suoi workshop, perché questo è il primo passo per arrivare alla consapevolezza di Sé e per iniziare un processo di “Trasformazione”, aspetto quest’ultimo più profondo di un semplice “cambiamento”, che può portare la persona a migliorare la qualità della sua vita, psicofisica ed emotiva.  

 

“Il mio lavoro in qualità di Personal Coach – afferma Matt – è di allenare le persone a trarre il massimo dalle loro potenzialità e a prendere coscienza dei propri limiti e sbarazzarseneQuesto approccio permette di risolvere i conflitti interiori, aumentare la propria consapevolezza e padronanza di se stessi e delle proprie risorse per vivere in armonia con la propria mente, il proprio corpo e il proprio spirito.”

 

L’Emotional Power, il corso condotto da Matt Traverso, è una vera palestra dove è possibile riprogrammare il nostro modo di vedere e vivere il mondo. Riprogrammare quel filtro che “setaccia” il mondo esterno fino a produrre un modello del mondo esclusivo dentro di noi. Saper cambiare il modo di vedere le cose che ci circondano (persone, eventi, contesti, ecc.), significa cambiare ciò che viviamo nella quotidianità.


Ci sono persone che puntano ai risultati cambiando le cose dall'esterno poi, ci sono persone che puntano ai risultati, partendo dal cambiamento interno dei loro programmi psicoemotivi, neurologici, al fine di dare seguito a comportamenti adeguati che trasformano la percezione che abbiamo del contesto in cui viviamo.


“Il segreto per vivere con successo – dichiara Matt - è essere sinceri al 100% con se stessi, perché ti da congruenza e allineamento personale, si diventa autentici. Di conseguenza si diventa fiduciosi di se stessi (self-confidence) e si acquisisce sicurezza.


E, la prima regola di base per apprendere qualsiasi cosa in qualsiasi contesto, sta nel coinvolgersi emotivamente, in quello che si sta facendo.


Esempio: se ascoltiamo solo una cosa, dopo sei settimane ricordiamo il 10%; se prendiamo appunti, ricordiamo il 45%; se ci coinvolgiamo emotivamente, ricordiamo dall'80 al 90%.


Inoltre, per ottenere risultati, dobbiamo cambiare i nostri file mentali, psichici ed emotivi.


Per arrivare al livello inconscio dobbiamo comunicare emotivamente con esso. Parte conscia e inconscia devono essere allineate.


Facciamo un esempio: “i soldi, sono una cosa sporca, i ricchi sono ladri”. Il pensiero inconscio che stiamo costruendo sarà che essere povero è una cosa onesta e giusta.


Non volendo veniamo, continuamente, programmati dagli eventi, dagli altri, dai contesti che viviamo e, anche se queste dovessero essere buone intenzioni, come ad esempio quelle educative dei nostri genitori, non vuol dire che si incontrino con i nostri "filtri" interiori.


Giustappunto, i nostri genitori potrebbero avere la visione pessimistica nei riguardi del denaro, come quella su menzionata (il denaro è sporco), per cui è quasi inevitabile pensare che non possano trasferire nei propri figli questa stessa visione, creandogli dei filtri simili ai loro.


Ma, cosa succede se il figlio considera il denaro utile e una cosa sana?


L'unica cosa che può fare è essere onesto con se stesso e chiedersi cosa vuole fare per seguire il suo credo.


E scoprirà che dovrà frequentare persone che hanno la sua stessa sana percezione del denaro e che, soprattutto, hanno ottenuto risultati...ovvero, denaro!!!


Quindi, nel caso dei genitori, vale la condizione per cui "amiamoli ma, frequentiamo i nostri pari (quelli che la pensano come noi e che ottengono quei risultati che noi desideriamo perseguire, nel rispetto delle nostre idee e di quelle altrui).


Noi siamo la media delle 5 - 7 persone che frequentiamo di più. Se frequentiamo persone che si lamentano sempre, diventeremo persone che vedono tutto scuro e insoddisfatte....se frequentiamo persone propositive, diventeremo degli ottimisti e avremo più possibilità di superare i problemi e di raggiungere i nostri obiettivi.


Ecco che Matt, torna con incisività sulla contrapposizione continua di due forze mentali di cui l’essere umano dispone: il suo stato conscio e inconscio e lo fa, citando la metafora del Capitano di una nave: “In una nave il capitano (parte conscia) da ordini all'equipaggio (inconscio). Se lo fa nel rispetto dei ruoli e nel rispetto del suo equipaggio, questi rispetteranno il loro ruolo e svolgeranno al meglio le proprie azioni e saranno sempre con il loro capitano. Ma, se il capitano (conscio) non rispetta il suo equipaggio e usa una comunicazione ed un atteggiamento irrispettoso, allora l'equipaggio (inconscio) si ribellerà in un ammutinamento e dimostrerà che la forza della nave sono loro.


Questa metafora, vuole farci comprendere che, l'inconscio ne sa più della nostra parte conscia.

 

I Quattro livelli di sviluppo della coscienza

Matt ha illustrato, passo dopo passo, come prendere consapevolezza degli stati psicoemotivi che le persone assumono e che determinano i loro pensieri consci e soprattutto inconsci e di conseguenza le loro azioni.


Pertanto, una persona può cambiare la qualità della sua vita, solo se decide di cambiare il suo modello di pensiero.


A tal proposito, per favorire questo processo di sviluppo e crescita personale, Matt ha messo a punto un modello teorico/pratico che si basa su quattro livelli di sviluppo della nostra coscienza:

1. La vita accade “A ME” (TO ME) - In questo quadrante le persone sono concentrate, focalizzate sempre sui problemi e sulle sofferenze. La frase esplicita di queste persone è: "non fidarti di nessuno"
2. La vita accade “DA ME” (BY ME) - In questo quadrante le persone non scaricano su altri situazioni e contesti che vivono ma, hanno il senso di responsabilità e decidono di agire, e si fidano solo di se stessi e per questo fanno tutto da soli e sono sempre in azione. Le persone vogliono controllare tutto e tutti e per questo sono sempre in una fase di stress, costante e continuativa. Hanno un ego molto forte che però tende a farle rimanere isolate dagli altri. La frase che può rappresentare queste persone è la seguente: "chi fa da se' fa per tre".

3. La vita accade “ATTRAVERSO ME” (THRU ME) - La persona a questo livello è già abbastanza consapevole che fare le cose con gli altri può esser più produttivo e vantaggioso anche per se stessa. La frase che la rappresenta, quindi, può essere la seguente: "condivido con gli altri i successi, sono responsabile dei miei risultati ma, non posso farle sempre da solo"
4. La vita accade “CON ME” (AS ME) - Quest’ultimo stato, è quello in cui la persona si responsabilizza e prende coscienza che lui è il “costruttore” della realtà che vive , per cui sviluppa anche un processo decisionale forte ed una determinazione nell’agire che potremmo racchiudere nella frase che segue: "Questa è la realtà, servono delle risorse e bisogna trovarle; bisogna farlo e non importa da chi, come. Deve essere fatto, punto.


Come è evidente, tutti dovremmo elevarci al quarto livello di coscienza e per passare dal primo livello (TO ME - A Me) al più alto (AS MECon Me), dobbiamo essere pronti a fare cose per cui prima non eravamo disposti a farle; cambiare le proprie abitudini, le proprie credenze limitanti, diventando consapevole dell'amore che ci metteremo nel fare cose nuove, sempre nel rispetto delle nostre scelte e di quelle degli altri.

 

L'UNIVERSO È IL RIFLESSO DELLA NOSTRA COSCIENZA. NOI NON POSSIAMO TRADIRE L'UNIVERSO, PERCHÉ TRADIREMMO NOI STESSI. ECCO PERCHÉ DOBBIAMO PRENDERE COSCIENZA CHE SIAMO NOI GLI ARTEFICI DELLA NOSTRA VITA, NEL BENE E NEL MALE. NON SONO LE COSE CHE CI CAPITANO A FARE LA DIFFERENZA NELLA NOSTRA VITA MA, COME CI RELAZIONIAMO NOI A CIÒ CHE CI CAPITA, QUOTIDIANAMENTE. DOBBIAMO DIVENTARE GUERRIERI DELL'AMORE E DELLA LUCE DELLA NOSTRA VITA.

 

Tutto ciò, ci fa capire come dobbiamo, intensamente, desiderare di attuare il nostro cambiamento  “psicoemotivo, se vogliamo una “trasformazione” nella nostra vita e Matt, per fissare ulteriormente, tale concetto, utilizza la metafora di Socrate: “Socrate è in riva al fiume e una persona gli domanda come può acquisire la sua stessa saggezza. Lui risponde, dandogli una dimostrazione. Entrano insieme nel fiume fino a quando l'acqua sale alla gola e a quel punto, Socrate prende la persona e le spinge la testa sott'acqua tenendola bloccata, fino al punto che, raccolte tutte le sue forze, la persona reagisce liberandosi dalla presa di Socrate, ed esce fuori dall'acqua. Appena ripreso fiato, si rivolta verso Socrate che ora vedeva come una persona malvagia e gli urla: ‘ti ha dato di volta il cervello, mi stavi uccidendo!!! Perché hai fatto questa cosa?’
Vedi, gli risponde Socrate, quando tu desidererai la saggezza (ricchezza, libertà, amore, gioia, ecc.) così quanto desideravi respirare quando eri obbligato sott'acqua, allora quello che volevi lo otterrai. Ora, vai a casa e pensa alla lezione che hai imparato in questa esperienza
.”


Questa metafora è significativa perché mette in risalto la responsabilità cui dobbiamo farci carico per raggiungere i nostri obiettivi; non basta solo formularli verbalmente e dirsi “voglio ottenere questa o quell'altra cosa”, bensì dobbiamo “investirli” di una forte carica emotiva; devono suscitare per noi un grande “perché”…il “perché” è importante per noi raggiungerli e cosa accadrebbe se non li raggiungessimo.


Proprio come nell'esempio di Socrate, dove il Filosofo ha stimolato la persona che gli chiedeva di insegnargli la “saggezza” con un’azione dura ma, significativa, mettendolo sott'acqua con la testa e impedendogli di respirare. In questo modo, l’allievo per non annegare, doveva avere un obiettivo “emotivamente” coinvolgente, ovvero emergere per respirare se voleva salvarsi, per cui ha dovuto lottare con tutte le sue forze per liberarsi dalla presa del Maestro e riemergere in superficie. Se non avesse lottato e non avesse avuto un grande “perché” per lottare, la conseguenza sarebbe stata la sua morte.


Naturalmente, come ogni metafora, anche questa di Socrate deve essere considerata come tale e ciò non significa che per raggiungere i nostri obiettivi, dobbiamo arrivare a mettere a repentaglio la nostra vita. La storia raccontata da Socrate, vuole solo essere un modo per considerare le pressioni che subiamo nella vita come risorsa utile e positiva, anche se al momento, possono sembrarci, esclusivamente, negative. Martin Luther King, ci pone un altro accento sulla “pressione” che le circostanze della vita esercitano su di noi e alle quali possiamo reagire con un atteggiamento psicofisico ed emotivo passivo o attivo: “Se un uomo non ha ancora scoperto qualcosa per cui morire non ha ancora iniziato a vivere.”     


Questa stessa saggezza di Socrate e Martin Luther King, ci viene anche dalla natura. Ognuno di noi alla nascita subisce una forte "pressione" per venire al mondo. Il parto di una donna è l’esempio più emblematico in natura, che ci porta a comprendere come la “pressione” con la quale in alcune circostanze siamo chiamati a confrontarci, se presa positivamente, ci permette di costruirci quella “resilienza” psicofisica ed emotiva necessaria per competere in ogni contesto anche con le avversità che ci si presenteranno nel corso della nostra esistenza...e questa pressione l'abbiamo sperimentata alla nascita e ancora prima di nascere.


E se è vero che la qualità del nostro pensiero, soprattutto inconscio, determina la qualità delle nostre azioni, è anche vero che le azioni rafforzano il pensiero più profondo.


Per avere un saggio di come un atteggiamento corporeo può influire su uno stato emotivo, è sufficiente provare a fare questo esercizio: prendiamo una posizione in piedi, con le spalle chiuse in avanti e la testa e lo sguardo rivolti verso il basso. Questa postura vi fa sentire allegri e gioiosi? Probabilmente, no!!! Al contrario, una posizione eretta, col petto in fuori, lo sguardo alto e propenso davanti a noi, sicuramente, genererà una processo neurologico che a sua volta alimenterà  un pensiero costruttivo ed attivo.   


Quando parliamo di pensiero ci rivolgiamo principalmente al pensiero inconscio e questo, può essere definito l'antenato dell'azione e  l'azione è ciò che rafforza il pensiero che l'ha prodotta. Quindi l'inconscio, che ne sa più della parte conscia, vuole che gli diamo fiducia, altrimenti, ci governerà senza ascoltarci.


Insomma, potremmo stare qui a discutere all'infinito. Noi comunichiamo a livello conscio e inconscio, prima con noi stessi e poi con gli altri. Se la qualità della comunicazione verso noi stessi è “viziata” da tante storie che ci raccontiamo per trovare mille motivazioni che ci allontanano dalla responsabilità di considerarci “costruttori della nostra realtà” e di quello che raccogliamo nel corso della nostra esistenza, troveremo sempre qualcuno o qualcosa su cui scaricare i nostri insuccessi.  


Potremmo dividere la comunicazione umana in due modalità universali:

-          Come un messaggio d’amore

-          Come un urlo d’aiuto.


Nel primo caso, la comunicazione si esprime in modo autentico, nell'altro in una modalità alterata e sofferente


Nelle dinamiche comunicative rientrano anche due tipologie di persone:

- quelle che vogliono sempre avere ragione (hanno tutte le motivazioni plausibili del mondo)

- quelle cui non interessa avere ragione, bensì interessa ottenere dei risultati.


Ed anche qui, ritroviamo sempre l’importanza del pensiero inconscio e delle competenze che l’intelligenza emotiva racchiude.


Ottenere un lavoro e fare carriera professionale, oppure ottenere un qualsiasi altro risultato di successo in ogni ambito della nostra vita, vuol dire avere competenze tecniche per circa il 15%, mentre il restante 85% è dato dalle nostre competenze trasversali che hanno a che fare, appunto, con l'intelligenza emotiva.


In un “Management Board” (tavolo manageriale) aziendale, non ci sono i migliori tecnici competenti in materia dell'oggetto trattato dall'azienda stessa, immaginiamo ad esempio la FIAT ma, ci sono coloro che hanno competenze socio relazionali, di mediazione, di comunicazione e decisionali per cui riescono a gestire gruppi di persone e/o trattare con altri manager di altre aziende.

 

Perché la maggior parte delle persone non ha quello che desidera?

Le due ragioni fondamentali per cui le persone non ottengono quello che desiderano, sono: 

- Perché non sanno, esattamente, raccontarsi, quello che vogliono.

- Perché non lo desiderano, emotivamente, abbastanza.

 

Cominciamo a domandarci “perché” lo desideriamo e, soprattutto, se queste risposte ci soddisfano emotivamente. Poi, elenchiamole, trascriviamole e mettiamoci in moto per perseguirle.


Più grande è il "perché", più facile è raggiungere il nostro scopo.


E la notizia fantastica è che tutti possiamo riuscirci, perché in “potenza” tutti abbiamo nel nostro “DNA”, quella forza per combattere ed arrivare alla nostra meta.


Spieghiamo questa forza attraverso un’esperienza sconvolgente e carica di potenza di innato spirito di sopravvivenza che tutti noi esseri umani, abbiamo fatto, almeno una volta nella nostra vita, facendoci sentire unici.


Ognuno di noi è unico e sapete perché?


Perché nella vita almeno una volta siamo arrivati primi, anche tu. Si, anche tu sei arrivato primo di ogni altro e non sei soltanto arrivato primo, lo hai fatto mettendoti in competizione con altri 400 milioni di potenziali persone e hai raggiunto il tuo obiettivo competendo con loro in una corsa tortuosa, al buio e in salita…e arrivato in prossimità del traguardo, hai “sgomitato” per essere scelto proprio TU, tra 400 milioni di altri concorrenti.


E’ stato il primo tuo obiettivo raggiunto con forza, tenacia, perseveranza, istinto e voglia di arrivare al traguardo.

.

Senza tutta quella pressione, dovuta ad altri 400 milioni “competitors”, alla quale hai saputo resistere e persistere, non saresti oggi qui…non saresti oggi esistito.


Quindi, partendo da quello che è innato in noi, dovremmo imparare ad adattarci all'ambiente e alle circostanze con consapevolezza, intelligenza emotiva.


L’enciclopedia “Treccani”, da una definizione di adattamento, in generale, “al conformarsi a determinate condizioni e situazioni. In biologia sta a significare la relazione tra le strutture e attività degli organismi e l'ambiente in cui vivono: l'adattamento ha infatti lo scopo di migliorare le capacità dell'individuo di sopravvivere e riprodursi in un contesto dato. Si distingue l'adattamento di tipo genetico, stabile e trasmissibile da un individuo alla prole, dall'adattamento di tipo fisiologico, non ereditabile, le cui modificazioni sono reversibili e avvengono in modo relativamente veloce. La fisiologia studia la capacità del corpo umano di adattarsi all'esposizione a una vasta gamma di condizioni ambientali e all'esercizio fisico.” 


Prendendo in esame gli aspetti socio relazionali, cui siamo soggetti confrontarci quotidianamente, è plausibile comprendere che la qualità e quantità delle nostre interazioni, protratta nel tempo in modo costante e continuativo, determina anche il nostro modo di pensare ed agire. Possiamo chiamarli “vincoli sociali” ai quali ci adattiamo.


Nello specifico, se ad esempio vivo costantemente a contatto con persone che si lamentano di tutto, che criticano il mondo intero, che scaricano le responsabilità sempre su altri o altro, è molto probabile che, la mia visione del mondo si adatti alla loro stessa visione e questa formazione psicoemotiva, avviene giorno dopo giorno, inconsapevolmente.


Al contrario, se frequento persone che sono coscienti dei problemi che esistono al mondo e che, sono abituati a trovare soluzioni, rispetto al contesto che vivono, responsabilizzandosi e facendosi carico di agire in prima persona per cambiare il proprio stato mentale, psicoemotivo, sociale ed economico e in moltissimi casi anche fisico, ecco che avrò, in egual modo al primo caso portato ad esempio, la grande opportunità di adattarmi al modo di pensare ed agire di quest'ultimi.


C’è una bella frase di George Barnard Shaw (drammaturgo irlandese, premio Nobel per la letteratura nel 1925) che recita così: “Ci sono persone al mondo che si lamentano continuamente delle circostanze che vivono poi, ci sono altre persone al mondo che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano e se non le trovano le creano.”    


Se vogliamo ottenere un qualsiasi risultato, frequentiamo persone che lo hanno già ottenuto. È ormai risaputo che, “Noi siamo il risultato delle 5/7 persone che frequentiamo di più nella nostra esistenza.”


Nel corso del workshop, Matt Traverso ha fatto fare un esercizio per fissare il concetto di “forza” del pensiero emotivo, in questo caso volto ad ottenere un determinato risultato positivo. A coppie, la persona (A) doveva convincere l’altra (B) emotivamente, del perché quest’ultima avrebbe dovuto credere che la persona (A) sarebbe riuscita ad arrivare all'obbiettivo che aveva precedentemente formulato a (B).


In conclusione della prima giornata del corso Emotional Power, Matt ha voluto riassumere in poche parole il principio per cui per vivere nello stato di consapevolezza dell’intelligenza emotiva, significa iniziare a smetterla di ascoltare persone spiantate che parlano, giudicano e non ottengono risultati e che trovano sempre ogni motivazione, anche valida da un punto di vista logico, per sostenere la loro tesi “inefficace” da un punto di vista pratico. E la vita, non è teoria, è pratica ed esperienza. Noi apprendiamo attraverso l’esperienza. Più esperienze faremo in un contesto di consapevolezza emotiva, più ci arricchiremo di saggezza.

Nei prossimi giorni, verrà pubblicata la seconda parte degli argomenti trattai nel corso Emotional Power, condotto dal Dott. Matt Traverso.



[1]Charles Robert Darwin: naturalista britannico, celebre per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale agente sulla variabilità dei caratteri (origine delle specie), per aver teorizzato la discendenza di tutti i primati (uomo compreso) da un antenato comune (origine dell'uomo) e per aver teorizzato la possibile esistenza di un antenato comune a tutte le specie viventi.

[2]Elenco tratto dal libro “Intelligenza Emotiva” di D. Goleman, Pag. 334 – Ed. Fabbri Editori, 2007 Milano

[3]Paul Ekman (psicologo che è stato un pioniere nello studio delle emozioni e la loro relazione con le espressioni facciali. E 'stato considerato uno dei 100 più eminenti psicologi del ventesimo secolo. La ricerca di Ekman analizza lo sfondo dello sviluppo di tratti umani e afferma nel corso del tempo

 


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